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Il cielo nell'arte

Immagine del redattore: Silvia CasilliSilvia Casilli

Aggiornamento: 6 mag 2024


Parlando del cielo così come viene rappresentato in arte, sicuramente la prima immagine che ci viene alla mente è quella della Notte stellata di Vincent Van Gogh. L'pera è un dipinto ad olio di 74×92 cm, realizzato nel 1889 e attualmente esposto al Museum of Modern Arts di New York. L'opera, in sé bellissima, ci affascina per il modo inusuale con cui questo artista post-impressionista rappresenta non un cielo statico con sfondo blu e stelle ben definite, ma come uno spazio 'animato' da vortici e astri di colori diversi e luce 'in espansione'. È riduttivo considerare il modo peculiare di dipingere di questo artista come il risultato dei suoi disturbi psichici. In realtà questi disturbi ci raccontano di una grandissima sensibilità dell'artista e di una visione del mondo e dell'universo come luogo nel quale agisce continuamente l'opera creatrice di Dio. La posizione degli astri non è casuale e il loro colore rispecchia effettivamente le variazioni spettrografiche rilevabili ad occhio nudo di stelle e pianeti.

Un interessante parallelo, tra questa restituzione del cielo notturno e le forze che agiscono nell'universo, ci viene sorprendentemente dalla scienza. Nel 2009, l'ESA ha lanciato nello spazio il satellite Planck, allo scopo di rintracciare le radiazioni di fondo dell'universo prodotte dal Big Bang. Tra le immagini sorprendenti che Planck ci ha inviato, ce n'è una che ricorda molto da vicino l'opera di Van Gogh. Per motivi legati ai diritti d'autore sulle immagini, accludo il link ad un articolo dell'ANSA nel quale è possibile vedere il confronto tra le due immagini. Nell'articolo è incluso anche il link ad una conferenza del Politecnico di Milano reperibile su You Tube che fa parte di un ciclo dedicato al rapporto tra Arte e Scienza e dedicato proprio alle scoperte ottenute dal satellite Planck.


Quella di Van Gogh, non è però né la prima né l'unica interpretazione del cielo. Ricordiamoci che fin dalla preistoria l'uomo ha sempre guardato la volta celeste: facilitato dall'assenza dell'inquinamento luminoso che affligge gli astronomi e gli appassionati di astronomia del nostro tempo, ci sono testimonianze antichissime di mappe celesti, tra cui quelle visibili in Valle Camonica.

Un ricco excursus sul tema del cielo stellato ci è offerto dalla brava Emanuela Pulvirenti nel suo blog di arte DidatticArte nell'articolo Cieli stellati nell'arte che ci accompagna in un viaggio attraverso i tempi dalla civiltà egizia fino all'età contemporanea. Particolarmente interessanti sono le interpretazioni più vicine al nostro tempo regalateci da Joan Mirò, pittore spagnolo surrealista con le sue fantasiose interpretazioni delle costellazioni.


E veniamo allo scultore italiano, anche se nato in Argentina, Lucio Fontana (Rosario 1899 - Comabbio 1968), inventore dello spazialismo, movimento nato proprio negli anni della corsa alla conquista dello spazio. Tutti conoscono le opere caratterizzate dal taglio nella tela, ma non tutti sanno che queste opere sono legate all'esplorazione dello spazio: la tela, spazio bidimensionale sul quale per secoli gli artisti ci hanno offerto la loro interpretazione del mondo, trasforma la tela stessa in una scultura: il segno non è più tracciato col pennello, ma è prodotto dall'ombra dei lembi di tessuto squarciato. Dietro alla tela c'è lo spazio che si insinua sulla superficie. La serie di lavori, di cui fanno parte anche i tagli, si chiama 'Concetti spaziali' e molte sono le opere in cui è più facile capire che il punto di riferimento dell'artista era proprio lo spazio cosmico, popolato di corpi celesti. Ecco qui un esempio.
















 
 
 

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